
di Silvia Sestito – In un momento storico in cui la Chiesa e le sue gerarchie sono messe in discussione dal pullulare di pubblicazioni molto più orientate al gossip che all’indagine, articoli giornalistici incentrati soprattutto sul suo “cancro” che viene identificato unicamente
con la pedofilia – fenomeno certamente riprovevole e trattato soprattutto nell’area europea cattolica con diplomatica e silente ambivalenza da parte della Chiesa – in modo tale che “i fatti” possano destar scalpore e dividere l’opinione pubblica per far tacere le coscienze rispetto al complessivo immobilismo ed alla rigidità della Chiesa verso i propri “mali” e verso una realtà sociale che è sostanzialmente cambiata (coppie non sposate o divorziate, coppie senza figli, famiglie appartenenti a gruppi etnici diversi e coppie gay), Eric Frattini nel suo libro “I papi e il sesso” affronta il tema con grande competenza spaziando tra le diverse sfaccettature di una sessualità presente nelle gerarchie ecclesiastiche facendo emergere le contraddizioni rispetto al praeceptum legis.
Il punto di osservazione è chiarito fin dalle prime righe che accompagnano l’Introduzione del libro. Scrive Frattini: “Nessuna religione al mondo ha mai dibattuto tanto l’intimità sessuale come il cattolicesimo … E’ per questo motivo che il libro vuole dare conto di come il sesso è stato trattato dalle origini, ovvero dalle Sacre Scritture fino a oggi, cioè papa Benedetto XVI, e di come i pontefici di Roma mentre condannavano e punivano l’incesto, l’omosessualità, lo stupro, l’adulterio, la pederastia, la sodomia e il concubinato ecclesiastico, si dedicavano all’esercizio di ognuna di queste pratiche, senza alcun pudore, all’ombra del potere della tiara e delle chiavi di Pietro, nel silenzio e nel segreto delle camere da letto papali.”
E’ con il metodo dell’autentico inchiestista che l’Autore avvia la sua complessa ricerca facendo emergere un mondo “sommerso”, un mondo che, pagina dopo pagina, viene alla luce attraverso l’analisi minuziosa delle fonti lungo un arco temporale ampio e vasto. Ciò senza mai perdere di vista l’unità dell’impianto storicistico.
Ma – a mio parere – il libro si presta a più piani di lettura interconnessi e di indubbio interesse di cui quello più evidente è quello storico – politico. Ve n’è uno non secondario: quello antropologico che proietta il lettore nella cultura, nelle credenze, negli usi, nei costumi di ogni periodo trattato creando una relazione dinamica con lo scritto.
Ancora, un altro piano di lettura porta in luce il ruolo, l’influenza e il peso delle donne sulle politiche della Chiesa fin dall’inizio del cristianesimo. Figure storiche come Teodora, moglie di Giustiniano, e Matilde di Canossa, figure emergenti da cronache e avvolte nella leggenda come la papessa Giovanna fino ad arrivare a Suor Pasqualina negli anni di pontificato di Pio XII.
La posizione dell’Autore, seppur presente lungo tutto il lavoro d’inchiesta ed esplicitamente espressa nelle pagine finali, non interferisce con la libertà del lettore ma alimenta sua sete di conoscenza lasciando spazio allo sviluppo della coscienza critica di quest’ultimo, alle riflessioni ed al dialogo aperto.




