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Reggio, dal 14 luglio torna “La Lunga Marcia della Memoria”

Di nuovo in cammino alla ricerca delle storie dimenticate. Torna “La Lunga Marcia della Memoria”, l’evento promosso dall’Associazione daSud che unisce arte, cultura e approfondimenti contro le mafie e per i diritti. L’edizione 2009 – dal 14 al 25 luglio con un’anteprima il 3 luglio alla fiera del libro Io Leggo di Roma – sarà dedicata alle “strade e piazze antimafia”. Il 15 luglio 2009, in contemporanea in tutt’Italia, associazioni, gruppi, comitati, artisti, semplici cittadini si daranno appuntamento con daSud e l’archivio web Stopndrangheta.it per riscrivere la toponomastica delle nostre città, con la simbolica intitolazione di strade, piazze e luoghi pubblici alle vittime innocenti della criminalità organizzata.

Nel corso della giornata in tutta Italia le associazioni che aderiscono alla Lunga Marcia della Memoria organizzeranno conferenze, dibattiti, approfondimenti, spettacoli, performance, proiezioni. E l’Italia diventerà un grande palcoscenico contro le mafie. A Reggio Calabria La Lunga Marcia della Memoria sarà una maratona teatrale – con incursioni musicali – sui temi dei diritti e dell’antimafia la cui direzione artistica è stata affidata all’ attrice Maria Marino interprete di talento e persona di sincero impegno civico. Alcuni tra i più importanti autori, attori e cantanti calabresi si alterneranno sul palco allestito al Museo dello Strumento Musicale (Pineta Zerbi) per dare vita a uno spettacolo di straordinaria intensità artistica ed emotiva. Nascerà uno spettacolo (fatto di monologhi, letture, performance e canzoni) che rappresenta un unicum, una novità assoluta per la città di Reggio Calabria e un evento nel quale dare spazio alle sperimentazioni e alle contaminazioni di linguaggi. Altre serate si stanno organizzando in molte città italiane. Saranno presenti: Peppe Voltarelli, Peppino Mazzotta, Dario De Luca, Scenari Visibili, Alessandra Aulicino, Gaetano Tramontana, Ernesto Orrico, Maria Marino, Rachele Ammendola, Massimo Barilla, Valerio Strati, Elena Fazio.

Peppino Mazzotta leggerà dei brani tratti da Sandokan di Nanni Balestrieri sulla camorra napoletana; Maria Marino proporrà una scena tratta da “La verità vive” di Teatro Rossimona, spettacolo/indagine sul cancro sociale della mafia , raccontata attraverso lo sguardo ignorato delle donne che, grazie anche a ciò che è emerso dagli studi della sociologa Renate Siebert , si sono rivelate collaboratrici indispensabili, depositarie di tutta una cultura e dei segreti più riposti della sua organizzazione e, soprattutto da un ventennio a questa parte, si sono distinte in particolare nella lotta contro la mafia. Valerio Strati interpeterà un monologo da  “La violenza”, testo di Pippo Fava, per la  regia di Luciano Pensabene, Ernesto Orrico un estratto dal suo “A Calabria è morta” spettacolo provocatorio e geniale, un testo duro ma anche autoironico intrecciato ad immagini video, che tratteggiano una terra bella quanto dannata. Dario Natale interpreterà “Fumiere” storia imprevista ed abbagliante che parte da un dato di cronaca, l’uccisione avvenuta nel maggio 1991 a Lamezia Terme, dei due netturbini Pasquale Cristiano e Francesco Tramonte.
Rachele Ammendola proporrà invece il suo “L’Altra Faccia della Luna” breve monologo sarcastico e grottesco, in cui un personaggio con metà volto oscurato spiega in italiano ed in dialetto di essere quella “faccia” della Calabria e dei calabresi che non si vede ma c’è. Mentre ricorda le evidenze della sua esistenza, gli atti intimidatori, le attività “economiche”, la collusione fra ‘ndrine e politica, le piccole azioni comuni all’esperienza di tutti le quali ogni giorno testimoniano una mentalità malata che giustifica l’illegalità ed il sopruso, sconfessa la sua invisibilità e dichiara di essere ben evidente: “Mi paru e mi ‘mpipiriddhu e non mi viriti? Jettu bbuci e non mi sentiti? Chi bella muzzata ‘i surdi, chi bella juntata ‘i orbi! ”.

L’Altra Faccia della Luna
di R. Ammendola

L’Altra Faccia della Luna è un breve monologo, scritto in parte in lingua italiana in parte in dialetto, in cui un personaggio con metà volto oscurato dichiara di essere quella “faccia” della Calabria, dei calabresi, di ogni spettatore  che non si vede ma c’è: la ‘Ndrangheta.
E, mentre ricorda le evidenze della sua esistenza, gli atti intimidatori, le attività “economiche”, la collusione fra ‘ndrine e politica, le piccole azioni comuni all’esperienza di tutti le quali ogni giorno testimoniano una mentalità malata che giustifica l’illegalità ed il sopruso, sconfessa la sua invisibilità e dichiara di essere ben evidente:

 “Mi paru e mi ‘mpipiriddhu e non mi viriti? Jettu bbuci e non mi sentiti? Chi bella muzzata ‘i surdi, chi bella juntata ‘i orbi! ”.

 La performance si chiude con una “citazione cantata” da Terra ca nun senti di Rosa Balistreri.

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