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Saviano e De Raho: ”Perché nei 10 punti di governo non esiste l’argomento mafie?”

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di Josephine Condemi – (foto Antonio Sollazzo) –
“C’è un’urgenza: nei dieci punti di governo non è mai pronunciata la parola mafia. Mai”: Roberto Saviano lancia l’allarme

dal palco di Tabularasa. “Il rischio è di credere che sia un tema secondario rispetto all’Imu, le tasse, il lavoro, la precarietà ma non è così. Il lavoro nero è un bacino immenso gestito dalle regole di mafia. Il narcotraffico è la prima azienda al mondo che distrugge la parte sana dell’economia per mancanza di concorrenza reale. Non sono solo problemi morali, ma economici. Impensabile che il governo possa avere l’empatia del Sud Italia o del paese se non si pone come obiettivo primario di riprendere i soldi saccheggiati dalle organizzazioni criminali”.  Ha rincarato il procuratore Federico Cafiero De Raho: “è molto grave che nella questione dello sviluppo economico e della programmazione di governo non ci sia una parola sulle mafie. Sembra si dimentichi che non solo in Calabria ma anche in altre regioni le organizzazioni sovvertono le regole così tanto da non fare investire qui nessun imprenditore del nord Italia o europeo. Distruggere le organizzazioni criminali è il primo passo per lo sviluppo, perché altrimenti non è garantita la libertà e l’iniziativa economica. Le ricchezze che potremmo sottrarre sarebbero tali da risanare il bilancio statale.” Saviano ha precisato: “in questo momento, è la liquidità l’elemento primo in mano alle organizzazioni. Chi sta dando credito alle aziende in difficoltà? Spesso le mafie. Chi va sempre alle aste, con immensa disponibilità? Non è l’invasione del sud verso il nord, come viene silenziosamente comunicato, ma il contrario: l’impresa malsana che per diventare più potente accede al credito mafioso e ne viene predata. Ed è impensabile che a ricchezza corrisponda sviluppo. C’è una volontà precisa delle organizzazioni: non si investe nel territorio, perché mantenendolo in condizione di minorità è più facile controllarlo.” “Il laboratorio meridionale italiano è un osservatorio privilegiato. Come ci può essere democrazia se si è costretti ad emigrare? Quanti si trovano davanti a due scelte, sempre e comunque: restare, e in qualche modo subire, o non subire ma andare via? La più grande delle ingiustizie è costringere intere generazioni a questa scelta.”